S. Lucia del Mela

La città sorge sulle pendici del colle Makkarruna (m. 368) sulla cui sommità si erge il castello Arabo - Normanno. A delimitare il colle scorrono due torrenti, il Mela e il Floripotema (anticamente Facellinum). La posizione geografica rende la città una terrazza sul Tirreno e la vista spazia da Capo Calavà ad Ovest fino a Capo Vaticano (Calabria) a Est, alle isole Eolie a Nord.
Il territorio è uno dei più estesi tra i comuni siciliani non capoluogo di provincia, giunge infatti fino ai monti Peloritani e confina con i comuni ionici di Mandanici e Fiumedinisi.  
Le origini di S. Lucia del Mela sono indubbiamente oggetto di fascino; sembra che anticamente la città si chiamasse “Facchino” come il torrente, sulla cui sponda destra esisteva un tempio dedicato alla Dea Diana Facellina. Indubbia è la necessità di scavi archeologici nei punti più indiziati al fine di confermare le origini Greco-Romane già testimoniate da due tombe del il secolo A.C., rinvenute nel 1970 in c/da Càttera. Attraverso periodi non sempre fulgidi caratterizzati dagli Arabi, gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi, spicca la data del 1206, anno in cui l’imperatore Federico il di Svezia staccò il territorio luciese dalla diocesi di Patti e la elevò a PRELATURA NULLJUS, unica in Sicilia, prima in italia e nel mondo cattolico. Con tale titolo egli poneva la chiesa di S. Lucia alle dirette dipendenze della Santa Sede. Dopo avcr subito invasioni e conseguenti devastazioni, dopo essere stata “venduta e riscattata”, la città viene dapprima coinvolta nelle ostilità tra Savoia, Spagna e Austria per poi vedere, tra l’entusiasmo popolare, la permanenza di Garibaldi che qui preparò la battaglia di Milazzo.
Oggi, vantando la città un patrimonio invidiabile per storia, arte e cultura, viene naturale pensare al turismo come risorsa da promuovere.  

Le origini
Le origini di S. Lucia del Mela, lantica ManKarru, si perdono nella notte dei tempi. Reperti greci (Padre ParisiI ubica sulla sponda sinistra del Floripotamo, l’altro fiume di S. Lucia, il tempio di Diana Facellina) e due tombe romane del I sec. a.C. attestano la presenza in questi luoghi di insediamenti greco-romani. Nella gal­leria delle carte geografiche in Vaticano, Padre Tgnazio Dandi, (nella parte classica dipinta a rilievo, con l’italiano del tempo (1552) chiama questa città “Santa Locia”.
La storica vetta del ManKarru o ManKarruna, grazie alla posizione strategica, é stata un importante presidio militare per totte le dominazioni che si sono succedute. Sui resti di una cinta  muraria ellenica i Bizantini edificarono un fortilizio ricostruito dagli Arabi tra 1837 e 1851. Sul declivio del colle i Musulmani innalzarono anche una moschea fortezza trasformata nell’alto Medioevo nella Chiesa di S. Nicola. Nella zona esisteva, come ricorda il nome di una via, un Lavacro dei Saraceni, lavatoio pubblico riservato alle donne musulmane ed una tomba con l’iscrizione araba andata perduta. Con l’avvento dei  Normanni, il Conte Ruggero, per adempiere al voto fatto in caso di vittoria  fece costruire una chiesa ai piedi del Castello dedicandola alla santa Martire Lucia di cui era gran devoto (1094). Da quella data l’arcaico nome ManKarru scompare per fare posto a quello cristiano di S. Lucia.
Nel 1206, con l’istituzione della “Prelatura Nullius” da parte di Federico Il di Svevia che aveva scelto il nostro sito come luogo di svago e di riposo, il tempio ruggeriano diviene Cattedrale. D’allora ben 65 Prelati si sono succeduti sulla cattedra luciese rendendo memorabile la nostra città che si é via via arricchita di magnifiche chiese e di numerose opere d’arte. Fatto ancor più singolare, il Prelato di S. Lucia era insignito dell’onore di svolgere le mansioni di  Cappellano Maggiore del Regno e come tale aveva il diritto di sedere in Parlamento all’li posto. Con Federico II d’Aragona la città venne forti­ficata con una munita cinta muraria ed il Castello ristrutturato. Con un proclama si invita la popolazione della Piana soggetta a ricorrenti scorrerie piratesche a stabilirsi a S. lucia, che venne anche ripopolata con una colonia lombarda. Fu anche sede di un’importante Giudecca, una numerosa comunità ebraica. Fiorente é stata l’industria della seta e l’attività mineraria dovuta allo sfruttamento di galena argentifera. La città, in quanto demaniale, poteva vantare molte famiglie nobili. Magnifiche chiese, palazzi, fontane, avanzi di architettura medievale e rinascimentale fanno di 5. Lucia del Mela (il toponimo Mela viene aggiunto dopo l’Unità d’Italia) una città, meta d’obbligo per gli amanti del turismo culturale.      
 
IL CASTELLO
Nell’838 gli Arabi, su preghiera degli abitanti della città, iniziarono a costruire la fortezza a difesa “di quel luogo che é il più bello che mi abbia mai veduto”; così il comandante dell’esercito arabo scriveva all’Emiro di Palermo, il quale, lieto del comportamento dei cittadini, acconsentì di costruire “un castello il più bello e forte che si può fare”, castello che con gli Svevi (1248) e gli Aragonesi (1322) subirà successivamente delle modifiche. Al suo interno nel 1674 fu elevato il Santuario della Madonna delle Neve, valorizzato dalla statua marmorea del Gagini.



Pace e Bene
 
Parrocchia Sacro Cuore
Via P. Giovanni Parisi TOR, 1
Santa Lucia del Mela (Me)
Tel. - Fax 090.9359393
Cell. 3452427585
E-mail: frafilippotor@gmail.com
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ore 16.30

 


 


 
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